I Diane and Shell nascono nell'inverno del 98 dalla passione comune verso le
sonorità dell'indie e del post-rock, e sopratutto per la voglia di esprimere
le loro emozioni attraverso il mezzo che gli è + congeniale, la musica
appunto. Nel 99 ci siamo impegnati per la realizzazione della nostra prima
demo "casalinga" e successivamente, nei primi mesi del 2000 abbiamo sciolto
il gruppo per prendere un momento di pausa che si è protratto sino all'
ottobre 2002.
Il "feeling" musicale nonostante i 2 anni di pausa (che comunque ci hanno
permesso di avviare altri progetti nonché di maturare musicalmente) è
rimasto inalterato, anzi sin dall'inizio ci siamo ritrovati perfettamente d'
accordo sulle decisioni da prendere.
La matrice post-rock di base rimane ma crediamo questa volta di essere
soggetti a molte + contaminazioni ed influenze ma soprattutto le nostre idee
compositive sono più "strutturate". Pensiamo che attualmente il nostro
"sound" possa spaziare da sonorità lo-fi a momenti di ruvido indie-rock,
passando attraverso elementi psichedelici e momenti sad-core.
Quello che + ci interessa e il realizzarsi di un mix di suoni e sensazioni
differenti, in maniera tale che la nostra ricerca musicale si indirizzi
verso la creazione di melodie semplici ma indubbiamente ragionate, a volte
dismesse , a volte malinconiche , a volte piene di grinta.
Nel mese di agosto del 2003 abbiamo registrato il nostro primo EP (The Red
EP), uscito questo mese per Ed Wood Records e Distribuito da Goodfellas.
Diane and the shell
promuoveranno il disco con una serie di live set in Italia dal 23 Marzo al
4 Aprile organizzati da DoppioZero Tour e Concerti.
I Diane and the Shell sono (in ordine alfabetico) :
Alessandro Munzone, Giuseppe Schillaci, Luca Siracusa.
Altre informazioni
Recensioni:
RockIt
Ancora una volta da Catania, fucina di spasmi underground sublimi e
continuamente rinnovati (*Jasminshock*, *Uzeda*, *Bellini*, *Spriggan*,
*Hc-B* - e sono solo i primi che vengono in mente) proviene l'ennesima
intrigante proposta in tema di devianza dall'ordinaria amministrazione:
*Diane and the Shell*, trio in forte odore di post-rock e di noise,
consegna la prima release esplorativa la cui poetica di svuotamento e
scissione è ben rappresentata dall'essenzialità del titolo e dalla
minimale grazia della copertina.
"Different shapes of scandinavian landscape", la prima traccia,
attraversata da un circonvoluto e nevrotizzante xilofono, è post-rock
/assiderato/, che incrocia le coordinate dell'algida malinconia dei
*Mùm* e delle liquidità dei *Mogwai*, svincolando nel finale umori di
smarrimento esistenziale in una furia ritmica sincopata, sapientemente
preconizzata attraverso un nervoso ispessimento della tensione e una
continua riorganizzazione ossessiva dello scheletrico intreccio
chitarristico di matrice 'codeinica'. Si prosegue attraverso episodi che
hanno la cadenza e le sonorità dello slow-core ma che paiono anche
versioni elettrificate dei pastorali dei *Gatto Ciliegia* ("Two miles to
next fuel station")/,/ piccole sintesi degli *Slint* ripetute
innumerevoli volte, come un haiku messo in loop ("Gregor"), ninne-nanne
sci-fi ("Thank you, good night"), psichedeliche composizioni per basso
chitarra e gatti strangolati ("Under tv light"), narcolettiche
ridondanze che rimandano esplicitamente ai *Mogwai* di "Come on die
young", screziate di scorie e rumorismi strumentali a /là/ *Sonic Youth*
("Diane and the shell"). Alla ghost-track il compito di gettare un
ipotetico ponte tra il post ed il noise, girando con meno scrupoli il
potenziometro della distorsione.
Pur non brillando per originalità assoluta delle forme espressive,
ricondotte per lo più a soluzioni stilistiche di genere, i *Diane< and
the Shell* hanno dalla loro un valida impronta estetica /materiata/ da
un suono scarnificato, defilato, intimista, essenziale, quasi
'squallido', involuto in strutture cartilaginose e spigolose in cui fa
incursione saltuaria la voce, connotata da un mood cadaverico, che è
tutt'uno con la preziosa capacità di offrire panorami sonori di
schiacciante emotività.
Freak Out
Diane and the shell - The red EP
Il paesaggio scandinavo percepito dagli occhi (o dall'immaginazione) di
tre ragazzi catanesi va descritto con ipnotico tintillìo di glockenspiel
e arpeggi delicati che a poco a poco diventano riff nervosi, ridotti
all'osso, pronti ad infrangersi negli incastri ritmici che diventano più
corposi con lo scorrere dei secondi. C'è anche una voce, ma è
volutamente in secondo piano. Svanisce presto, con la stessa discrezione
con cui era comparsa. E' "Different shapes of scandinavian landscape",
la traccia d'apertura del primo Ep dei Diane And The Shell (distribuito
da Goodfellas). Evocativa, sognante.
Il minimalismo di "Two miles to next fuel station" richiama i Tortoise
di "Millions Now Living...", ma s'interrompe dopo poco più di due
minuti, proprio quando il dialogo tra il basso e gli armonici di
chitarra si faceva interessante. La lunga "Gregor" è tutta
un'incastrarsi di parti di chitarra ossessivamente reiterate e due voci
dolenti, che assieme costruiscono scenari sinistri, immersi in un mood
poco confortante. Il malinconico ondeggiare di "Diane and the shell"
segue la tipica trama del post rock chitarristico più emotivo,
protraendosi per più di sei minuti senza particolari sussulti. Più
affascinanti le atmosfere da ninnananna un po' spettrale di "Thank you,
good night" (con un bell'organo elettrico) e le sperimentazioni di
"Under tv light", piccola scheggia con voci impazzite accompagnate da
una chitarra acustica. C'è spazio anche per una bonus track: i Diane
ritrovano finalmente il pedale-distorsione scomparso nei meandri dello
scantinato-sala prove, e si lanciano in un convincente, convulso,
allucinato noise-rock spigolosissimo, in cui s'insinuano subdole melodie
vocali sbiascicate, tra un "cantato" psicotico e mille dissonanze.
In definitiva: ho l'impressione che le idee migliori siano quelle
purtroppo appena abbozzate, e che la scrittura sia appesantita dalle
tante citazioni di un sound (Slint, June of 44) cui i Diane And The
Shell ammettono candidamente di inspirarsi. Attendiamo fiduciosi il
seguito, che di elementi che fanno ben sperare, nonostante tutto, ce ne
sono in abbondanza già in questo primo, acerbo EP.
/Daniele Lama/
(03/03/2004)
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